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mercoledì 5 dicembre 2007

- Caravaggio (3)

Conversione di San Paolo



Questo affresco viene realizzato per la Cappela Cerasi nella Chiesa romana di Santa Maria del Popolo, dove ancora oggi è conservato. Qui Caravaggio affresca solo le pareti laterali (sull'altra parete viene rappresentata la "Crocifissione di Pietro"); la pala d'altare viene invece commissionata ad Annibale Carracci.

Si tratta di una grande tela raffigurante la celeberrima conversione di San Paolo sulla via di Damasco. Caravaggio ambienta la scena in una stalla (anche se, come nel dipinto precedente, non possiamo asserire con certezza che la scena è ambientata in un interno). Gli unici testimoni dell'evento sovrannaturale sono il cavallo, che riempie di sè più della metà del dipinto, e il vecchio scudiero a destra. Paolo, disteso a terra con le braccia e le bambe divaricate, è rappresentato nell'istante immediatamente successivo alla folgorazione. Le ultime indagine radiiografiche (2001) hanno provato l'esistenza di una precedente stesura, giudicata forse troppo audace dall'artista stesso (il personaggio di Paolo era più anziano e rivolgeva lo sguardo atterrito verso l'osservatore).

Anche qui la luce gioca un ruolo determinante = proviene dall'alto e sta a rappresentare la folgorazione divina, che squarciate le tenebre del paganesimo, colpisce il corpo di San Paolo. Al di là di qualsiasi significato simbolico, ciò che colpisce è il realismo con cui Caravaggio dipinge la scena = realismo del corpo gettato per terra, indifeso, preda dello stesso sbigottito stupore che abbiamo visto sul volto di S. Matteo (nella Vocazione di San Luigi dei Francesi). Anche il cavallo è colto in una posa di singolare realismo, con la zampa anteriore destra istintivamente sollevata per non calpestare il cavaliere caduto. Nella prima versione del dipinto, rifiutata dai committenti e quindi sostituita da Caravaggio con quella attuale, la scena includeva anche il Salvatore nel momento in cui si rivolgeva a Paolo. Nella tela definitiva, invece, l'assenza della divinità conferisce alla rappresentazione maggior drammaticità, facendoci percepire tutta l'umana fragilità di Paolo davanti alla sovrannaturale grandezza divina.


Morte della vergine (1605-1606) - Tela oggi conservata al Louvre


L'opera è commissionata dai Carmelitani Scalzi della Chiesa di Santa Maria della Scala e fu rifiutata perchè ritenuta irrispettosa della figura della Vergine. La scena raffigura la Madonna subito dopo la morte, mentre la Maddalena e gli Apostoli le si stringono incontro disperati. Il particolare che scandalizzò i particolari fu proprio la figura della Vergine = Caravaggio utilizzò come modello il cadavere di una givoane prostituta affogata nel Tevere. Il corpo di Maria, appoggiato diagonalmente su una semplice panca di legno, appare già irrigidito dalla morte (realismo!). Il ventre innaturalmente gonfio (come i morti per annegamento) assume qui anche un significato simbolico = scrigno di grazia divina. Allo stesso modo, anche l'aspetto irrealisticamente giovanile della Vergine potrebbe rimandare, secondo i critici, alla volontà di rinnovamento espressa da alcuni settori della chiesa contro-riformista.
Al di là di qualsiasi significato simbolico, la scena della morte della Vergine è collocata da Caravaggio in una dimensione quotidiana e umanissima [osserva il volto e gli atteggimaneti degli Apostoli e della Maddalena]. L'ambientazione del dipinto appare, come di consueto, cupa e spoglia. Sul cadavere di Maria pende un pesante drappo rosso = simbolo di passione e di violenza. La luce proviene dal retro, probabilmente da un alta finestra, e percorre la tela obliquamente, sottraendo solo in parte i personaggi dalle tenebre (indugiando sulle teste e scivolando sui corpi).

In che senso in quest'opera esprime tutto il realismo di Caravaggio?



giovedì 29 novembre 2007

- Il Caravaggio

Nasce a Milano attorno al 1571, da una famiglia originaria di Caravaggio (un piccolo centro del bergamasco).
La sua vita drammatica e violenta lo porta inizialmente a Roma; a causa del suo carattere fiero e ribelle egli è coinvolto in numerose risse e nel 1606, al termine di un litigio particolarmente violento, arriva addirittura ad uccidere uno dei suoi avversari.
Da allora comincia la sua fuga avventurosa da Roma, aiutato dalla compiacenza di coloro che ne apprezzavano le straordinarie doti artistiche.
Caravaggio si rifugia inizialmente a Napoli ma presto, sentendosi braccato, raggiunge Malta, dove lavora per i Cavalieri dell'Ordine e da dove nuovamente fugge per nascondersi in varie città della Sicilia.
La formazione di Caravaggio è legata soprattutto all'ambiente lombardo, ma ci è lecito pensare che egli sia venuto in contatto anche con il colorismo veneto (dal quale può avere attinto quella particolare sensibilità per le luci e le ombre).
1592 = si trasferisce a Roma. Durante il soggiorno romano entra in contatto con il Cavalier d'Arpino, pittore allora molto in voga; lavora nella sua bottega.
Grazie al suo straordinario talento, Caravaggio entra nelle grazie del cardinale Francesco Maria del Monte, ambasciatore del Granduca di Toscana a Roma, uomo di vasta cultura e raffinato collezionista d'arte.
Fra i molti dipinti commissionati al Caravaggio dal cardinale Del Monte assume particolare rilievo la Canestra di frutta (conservata alla Pinacoteca di Brera).


Si tratta di un olio su tela di piccole dimensioni, realizzato attorno al 1597-1598 e acquistato dal cardinale di Milano Federico Borromeo. Recenti indagini hanno permesso di appurare che il dipinto è stato realizzato su una tela di recupero, secondo una prassi che l'artista aveva più volte adottato. Il soggetto, una semplice canestra di frutta, diventa un pretesto usato da Caravaggio per osservare la realtà, indagandone ogni aspetto con attenzione e meticolosità. La frutta rappresentata non subisce alcun processo di idealizzazione, ma il pittore la descrive con oggettivo distacco. Nonostante la sua semplicità, il dipinto è studiato in ogni sua parte. Il cesto, infatti, occupa un ideale semi-cerchio avente per diametro il lato inferiore del dipinto.

Problema = nel caso delle "nature morte" è particolarmente difficile la resa della profondità prospettica. Per risolvere questo problema Caravaggio fa sporgere leggermente la base della canestra rispetto al piano d'appoggio e "allontana" lo sfondo inondandolo di luce chiara (diversamente da quanto possiamo osservare nelle nature morte tipiche della pittura nordica, dove lo sfondo è sempre scuro).

Particolare attenzione viene riservata ai vari componenti della natura morta (come appaiono le foglie? e la frutta? che frutta è rappresentata?) = la volontà è quella di rappresentare una realtà semplice e cruda (rispetto a quanto abbiamo osservato in Annibale Carracci viene ora meno l'utilizzo di modelli classici e rinascimentali = con Caravaggio si può parlare di "primato assoluto della realtà").